Che guaio questi giudici, Mr Obama

Il tono della discussione di mercoledì alla Corte suprema a proposito della legge sull’immigrazione dell’Arizona ha dato l’ennesimo dispiacere a Barack Obama, il presidente che da due anni depreca il carattere “discriminatorio e ingiusto” della norma firmata dal governatore repubblicano Jan Brewer. Dall’Amministrazione è partita la battaglia giudiziaria perché la legge fosse sottoposta a un vaglio di costituzionalità da parte della massima Corte.
8 AGO 20
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Il tono della discussione di mercoledì alla Corte suprema a proposito della legge sull’immigrazione dell’Arizona ha dato l’ennesimo dispiacere a Barack Obama, il presidente che da due anni depreca il carattere “discriminatorio e ingiusto” della norma firmata dal governatore repubblicano Jan Brewer. Dall’Amministrazione è partita la battaglia giudiziaria perché la legge fosse sottoposta a un vaglio di costituzionalità da parte della massima Corte, e che anche un giudice liberal nominato da Obama, Sonia Sotomayor, abbia rimproverato l’avvocato di stato, Don Verrilli, di non riuscire a “vendere” in modo convincente gli argomenti della Casa Bianca è una sconfitta per la strategia politica presidenziale.
L’oggetto del contendere è la famosa clausola che permette alle autorità di condurre indagini sullo status d’immigrazione di chicchessia sulla base di un “ragionevole sospetto”. I giuristi democratici dicono che la discrezionalità dei termini autorizza di fatto il ricorso sistematico al “racial profiling” e ad altre pratiche più conformi a uno stato di polizia che a uno stato di diritto, e per combattere a livello nazionale una legge locale si appellano a un dettato costituzionale che attribuisce al Congresso di Washington, e non alle autorità degli stati, il potere di legiferare intorno all’immigrazione. Ma i giudici della Corte suprema hanno fatto capire chiaramente che le obiezioni obamiane sono deboli, e la sentenza che arriverà a giugno potrebbe essere molto diversa da quella che Obama credeva di ottenere senza sforzi.
La Corte suprema si sta trasformando in un problema politico ed elettorale per la Casa Bianca. La discussione sull’Obamacare, altra riforma su cui il presidente ostentava certezze di costituzionalità, ha dato una piega problematica alla faccenda, e così è successo sulla legge dell’Arizona, con l’aggravante, in questo caso, che a presentare il ricorso siano stati gli uomini di Obama e non avvocati conservatori decisi a proseguire la battaglia politica triangolando con le toghe. Il Wall Street Journal scrive che il presidente sta “usando l’architettura costituzionale a fini squisitamente politici”, ma l’andamento delle discussioni in Aula (che non hanno valore vincolante, ma offrono indizi sulle posizioni dei giudici) mostra che le sbandierate certezze legali di Obama rischiano di trasformarsi in altrettante sconfitte politiche.